Valentina Sanseverino, psicologa e psicoterapeuta del Centro Aiuto Donna Lilith

Combattere la cultura sessista: l’intervento da Lilith della dottoressa Sanseverino

“Sei una donna, non puoi stare seduta qui”. O ancora, “L’aborto mette a rischio la salute delle donne”, “Perché continuare a finanziare il diritto d’aborto coi soldi dei contribuenti?”. E infine, le donne sarebbero per natura più portate per l’accudimento, i maschi per le materie tecniche.

Sono frasi tutte pronunciate la scorsa settimana, da tre persone diverse in tre situazioni distinte ma accomunate in un unico fenomeno purtroppo ancora presente nel 2021: la cultura sessista. Ad affrontare il tema, qui e ogni giorno, è il Centro Aiuto Donna Lilith di Empoli, realtà nata nel 2002 che mira, oltre a proteggere donne e minori vittime di violenza, ad arginare con la formazione e la sensibilizzazione gli stereotipi sessisti nascosti o ben evidenti nella società.

I tre casi, in una sola settimana

Le vicende hanno impegnato la stampa negli ultimi giorni. Il primo episodio fa riferimento a quanto successo ad Aurora Leone, attrice del celebre gruppo comico The Jackal, che ha denunciato sui social insieme ad un collega quanto gli sarebbe stato riferito durante un evento che precedeva la Partita del Cuore. Le frasi seguenti fanno parte di una serie di dichiarazioni rese pubbliche da un professore dell’Università di Firenze, Benedetto Rocchi, che ha partecipato alla stesura del rapporto sui costi dall’applicazione della legge 194, commissionato dagli antiabortisti di Pro Vita e Famiglia. Con la legge 194, del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza non è più stata un reato. Nelle dichiarazioni, il professore dell’Ateneo fiorentino avrebbe contestato una spesa che si aggira intorno ai 5 miliardi di euro in 40 anni, sottolineando la volontà di voler aprire un dibattito odierno sulla legge che dimostrerebbe, come specifica, fallimenti in più campi, dalla salute all’economia fino alla demografia. Infine l’episodio più recente, che deriva dal post pubblicato su facebook dal senatore Simone Pillon. Mentre l’Università di Bari ha deciso di sostenere le studentesse nel tentativo di abbandonare stereotipi sessisti e riducendo le tasse per le donne che frequentano corsi di laurea tecnico scientifici, il senatore ha affermato sul social che “è naturale che i maschi siano più appassionati a discipline tecniche – continua il post – mentre le femmine abbiano una maggiore propensione per materie legate all’accudimento”, per poi citare l’ideologia Gender e il DDl Zan, “agli studenti maschi basterà autopercepirsi come femmine per i pochi minuti necessari all’atto di iscrizione per poter beneficiare legalmente dello sconto…”.

Il commento dal Centro Aiuto Donna Lilith della psicologa e psicoterapeuta Valentina Sanseverino

Tre recenti fatti di cronaca, distinti, uniti dal dannoso filo della discriminazione. La cultura sessista, come dimostrato anche in questi casi, continua ad essere un fenomeno all’ordine del giorno. Oltre agli episodi chiaramente individuabili, si può manifestare senza riconoscerla chiaramente.

La lingua che si usa quotidianamente è il mezzo più pervasivo e meno individuato di trasmissione di una visione del mondo nella quale trova largo spazio il principio della marginalità sociale e dell’inferiorità della donna”. A dirlo è Valentina Sanseverino, psicologa e psicoterapeuta che presso il Centro Aiuto Donna Lilith si occupa di sostegno psicologico alle donne vittime di violenza. La dottoressa cita una ricerca della Commissione Nazionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna sul linguaggio della stampa italiana. “E’ emerso come l’universo linguistico sia organizzato attorno all’uomo, mentre la donna continua ad essere presentata con immagini stereotipate e riduttive, che non corrispondono più alla realtà di una società in movimento. I grossi cambiamenti di questi ultimi anni non sono ancora rispecchiati nella lingua. E’ dimostrato quanto alla lingua vengono poi associati atteggiamenti culturali che perpetuano la dicotomia uomo donna: basti pensare all’attribuzione di colori, giochi e ruoli “tipicamente” femminili o maschili nei bambini. Questo influenza profondamente la creazione non solo di stereotipi, ma l’implicita ed inconscia adesione ad essi nei bambini stessi”. Un modo di comunicare che continua anche nel ruolo della pubblicità, che sfocia  spesso nella sessualizzazione dell’immagine femminile. “Non di rado vengono proposti corpi troppo svestiti, anche quando non necessario. Si fa uso del richiamo alla sessualità per rendere il prodotto più appetibile, ma in questo meccanismo la donna viene usata come oggetto, fortificando e perpetrando lo stereotipo”.

Come contrastare questo fenomeno?Rimuovendo tutti i residui pregiudizi nei confronti delle donne, stimolando e favorendo un cambiamento nel modo di pensare, di agire e di esprimersi. Le leggi non bastano per modificare la società, quando ‘abiti’ culturali e atteggiamenti continuano a ribadire sfiducia per le donne che non rientrano nei ruoli imposti dalla cultura maschile. Perché il rapporto di potere tra i sessi cambi in senso veramente paritario si deve anzitutto acquistare consapevolezza delle varie forme in cui la disparità viene mantenuta”.

Il cambiamento, come continua la psicologa e psicoterapeuta Sanseverino, avviene anche attraverso la formazione. Per questo il Centro Antiviolenza empolese opera nelle scuole, per agire fin da subito sui giovanissimi. “L’opera di educazione culturale, prima inizia e meglio è, poiché diviene ben radicata. Lilith si occupa di formazione nelle scuole di ogni ordine e grado nell’Empolese-Valdelsa. Promuoviamo la cultura delle pari opportunità. Lavoriamo sulla formazione di una cultura dell’inclusività, della collaborazione, del rispetto, dell’altruismo e della civiltà, a prescindere dal sesso, religione e nazionalità di appartenenza. Le diversità, poiché esistenti, devono essere valorizzate in quanto costituiscono un arricchimento reciproco. Questo è alla base della nostra formazione”.

Perché nel 2021 ci ritroviamo a fare i conti con la cultura sessista e a dover affrontare, come nell’ultima settimana, tre episodi distinti sui diritti delle donne?

Nonostante i notevoli passi avanti e l’evoluzione culturale della nostra società, esistono ancora dei retrogradi retaggi culturali in alcuni soggetti maschili”  afferma ancora la dottoressa Sanseverino. Retaggi che parlano più della persona che li esplicita piuttosto che della società a cui queste persone appartengono. “L’indignazione e l’opposizione della maggioranza delle persone civili, politiche e dello spettacolo –soprattutto uomini- rispetto a ciò che è accaduto per esempio ad Aurora Leone lo dimostrano appieno. Si deve tuttavia ancora lavorare molto affinché la cultura sessista diventi un lontano ricordo”.

Interruzione di gravidanza come ‘danno’ per le donne e per l’economia. Come rispondere alle affermazioni del professore?

I commenti di questo professore sono veramente offensivi – risponde la psicologa e psicoterapeuta del Centro Lilith – poiché l’aborto rappresenta una tragedia personale per molte migliaia di donne. Per come viene descritta, sembra una pratica adottata con leggerezza e superficialità. I motivi per i quali si ricorre all’aborto in prevalenza sono per violenza carnale, disagio economico, malattia, feti malformati.  Il Prof. Rocchi, in quanto tale, dovrebbe sapere che il corpo della donna è concepito per dare la vita e non per toglierla. Pertanto, quando si ricorre all’aborto, significa andare contro alla natura, all’indole, alla predisposizione, alla vocazione innata che la donna possiede verso la maternità. Quando ciò accade è devastante. Una lacerazione dell’anima, un trauma che rimane per tutta la vita. Questo significa abortire. Questo significa rinunciare ad un proprio bambino per una donna. Quindi, quando si è costrette a prendere tale decisione, non lo si fa a cuor leggero. E questa decisione segna per il resto della vita”. Riguardo ai costi della legge 194, dichiarati sempre da Rocchi, incalza Sanseverino: “Quindi, secondo la teoria del professore, dovremmo misurare le leggi attraverso l’economia? tutto quello che non ‘rende’ va eliminato, welfare e sanità comprese. E la tutela della salute dei cittadini dove la mettiamo? Perché il professore non quantifica anche questo? Ma la cosa più grave è che tra le tante spese da tagliare, si è andati ad indagare su un diritto delle donne. Si vogliono fare i tagli ancora una volta sulla “pelle” delle donne, categoria evidentemente considerata di poco valore. Basti pensare a quanto sarebbe pericoloso per la salute delle donne levare la tutela della pubblica sanità alla pratica dell’aborto”. Sulle affermazioni riguardo alla non prevenzione della legge sull’aborto clandestino, prosegue la psicologa: “I numeri portano a pensare che i casi in cui si ricorre all’aborto clandestino sono dovuti all’assenza di posti disponibili nelle strutture pubbliche. Figuriamoci cosa accadrebbe se fosse tolta la legge 194, che ribadisco rappresenta e garantisce la tutela della maternità e della salute psicofisica della donna”.

E’ indiscutibile infine che donne e uomini siano diversi. Ma la diversità che dovrebbe diventare aspetto di forza, muta spesso inesorabilmente in aspetto discriminatorio. Le vicende legate a Aurora Leone in ambito sportivo e i commenti del senatore Pillon su quale sarebbe la predisposizione delle donne e degli uomini nello studio, dimostrano ancora una volta il peso delle differenze e di errate interpretazioni. La diversità come elemento positivo è possibile?

Sì, è possibile – afferma ancora la dottoressa Valentina Sanseverino – la chiave risiede nel come siamo abituati a vedere e vivere le cose. In linea generale la diversità, ovvero ciò che non si conosce o si discosta dal nostro modo di essere, può spaventare e quindi divenire qualcosa da combattere, denigrare, distruggere. Oppure ciò che non conosciamo può attrarre, dare la voglia di scoprire, conoscere ed imparare qualcosa di nuovo. Pertanto tutto sta nell’educare le persone a valorizzare l’essere umano in quanto tale, a prescindere”.

Nel caso specifico del sessimo, “purtroppo si tratta di un fenomeno culturale molto radicato a livello mondiale, perché ha profonde radici storiche. Grazie però all’evoluzione della società e al ruolo di rilievo che molte donne hanno acquisito nel campo della scienza, dell’economia, della politica e dello sport questa visione sta divenendo sempre più debole e soprattutto infondata”.

Sebbene uomini e donne siano diversi sotto molteplici aspetti, incluso quello cerebrale – conclude la psicologa e psicoterapeuta del Centro Lilith – i diversi studi condotti mostrano che in alcuni casi le somiglianze possono superare le differenze”.