Maria Chiara Bellini, psicologa-psicoterapeuta

Centro Lilith e i diritti dei bambini: l’anniversario della Convenzione ONU

L’intervento a cura della dottoressa Maria Chiara Bellini nell’anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. 

Oggi 20 novembre di 32 anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. E’ il trattato sui diritti umani maggiormente ratificato al mondo tanto che ne fanno parte 196 Stati.

In Italia la convenzione venne ratificata nel 1991: sono dunque trenta anni da quando è legge. Da allora sono state adottate numerose altre leggi per dare attuazione a quanto previsto dal trattato, compresa quella che ha istituito la Giornata nazionale prevista per il 20 novembre.

I principi guida che si articolano nella Convenzione affermano la non discriminazione, il superiore interesse del bambino, il diritto alla sopravvivenza e allo sviluppo, il diritto del bambino all’espressione e all’essere ascoltato.

La convenzione quindi afferma e determina una nuova visione delle bambine e dei bambini: non più oggetto di cura ma veri e propri soggetti di diritto.

Il Centro Lilith, che nelle sue strutture accoglie circa venti nuclei familiari, oltre quaranta persone fra donne vittime di violenza e i loro bambini, pone al centro dei vari interventi non solo la donna ma anche i bambini e le bambine.

I bambini vittime di violenza assistita per troppo tempo sono rimasti nell’ombra del dramma materno, come se anche loro, esattamente come le madri, non fossero persone violate, ferite, danneggiate.

I bambini vittime di violenza assistita sono stati spesso definiti sopravvissuti invisibili.

Per violenza assistita in ambito familiare si intende il fare esperienza da parte del bambino di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulte o minori.

Tali esperienze provocano gravi conseguenze sulla crescita dei bambini, tanto che si può sviluppare ansia, rabbia, disperazione, mancata costruzione dell’autostima, impotenza, insicurezza, autoaccusa, tristezza, vergogna e molto altro.

Questi vissuti minano ogni ambito di crescita del bambino, dallo sviluppo cognitivo alla socialità, all’apprendimento.

Il nostro impegno, affinché questi piccoli sopravvissuti siano sempre più visibili e soprattutto abbiano l’opportunità di crescere e svilupparsi riducendo al minimo le conseguenze delle violenze subite, sta nell’offrire loro l’opportunità di vivere relazioni non più caratterizzate dalla violenza e dalla prevaricazione, ma relazioni rispettose e accoglienti.

Nel nostro Centro abbiamo organizzato e definito un gruppo di lavoro che si occupa specificatamente degli interventi e attività che riguardano i bambini  e le bambine presenti nelle nostre strutture. Il gruppo è costituito da competenze specifiche altamente qualificate, comprende:  tre psicologhe dell’età evolutiva, due educatrici, tre insegnanti e quattro volontarie con specifiche competenze.

Vengono attivati laboratori, percorsi e progetti con personale qualificato siano essi consulenti esperti o volontari.

Al momento abbiamo in atto un percorso di musicoterapia con il CAM, un laboratorio di pittura, un percorso di attività psico educativa e un laboratorio didattico.

Il nostro intervento sui bambini, chiaramente, non si esaurisce nelle attività che li coinvolgono direttamente  ma prevede  incontri settimanali con il gruppo delle madri affinché esse stesse  possano riconoscere e consolidare le loro competenze genitoriali.

Aiutare i bambini vittime di violenza assistita rappresenta una prevenzione primaria, in quanto questi bambini, se non adeguatamente sostenuti, tenderanno nella loro vita futura a ricercare relazioni declinate sulla violenza,  dove non c’è il rispetto dell’altro ma la prevaricazione e l’annullamento della dignità altrui.

Noi riteniamo che bambini vittime di violenza assistita necessitino di interventi riparativi per dare nuovo significato alle relazioni che li coinvolgono nel presente e nel futuro.